Interrompere il congedo di maternità…

C’è una canzone famosa di un vecchio film sovietico che inizia così: “Mamma è la prima parola, la parola basilare di ogni destino. La mamma ha dato la vita e il mondo a me e te”. Molto bello, eccessivo, radicale e molto svalutante…

Ti chiederai il perché. Perché la mamma è una risorsa, un’opportunità per nascere, per fare qualcosa di te stesso, per affrontare il mondo. Non è solo una persona: è come il pianeta Terra, ricca, generosa e mite.

Vediamo chi è veramente una “madre”. La mamma è una persona e una donna. Ciò significa che ha problemi, domande, incertezze, bisogni, piani per il futuro.

Ma il processo di maternità consiste, per la maggior parte, nel servire i bisogni e le esigenze di un esserino. La vita è organizzata in modo tale che un bambino appena nato non abbia alcuna possibilità di sopravvivere da solo. Necessita di un ambiente appositamente protetto, di chi indovini i suoi desideri per lui e capisca il suo disagio (fame, freddo, dolore da dentizione) e crei un ambiente sicuro per il suo sviluppo (pulizia, giocattoli sicuri, atmosfera emotivamente favorevole). Altrimenti, il piccolo morirà o si ammalerà fisicamente o mentalmente.

È la mamma che crea un ambiente così sicuro. Il suo compito principale dal momento in cui inizia la gravidanza al momento in cui il bambino acquisisce una certa autonomia è quello di acuire i sensi, scrutare, percepire tutte le sfumature dello sviluppo del bambino (a volte ancor prima del parto), indovinare i suoi bisogni e soddisfarli il più rapidamente possibile.

All’inizio, il bambino si trova all’interno del corpo della madre e bisogna capire i suoi bisogni attraverso i movimenti che avvengono nella pancia. Poi il bambino nasce, ma non parla. Devi studiare tutte e 50 le sfumature di urla, a volte abbastanza estenuanti ed energiche, al fine di risolvere il problema il più presto possibile: massaggiare la pancia per alleviare una colica intestinale, somministrare antidolorifici per ridurre il dolore durante la dentizione, cambiarlo perché ha fatto pipì e si è bagnato.

Anche nei momenti tranquilli e amorevoli, la mamma non è autonoma. Lo nutre, lo accarezza, lo culla, lo tiene tra le braccia, accende la musica per bambini, il che significa che sta di nuovo servendo i bisogni di un altro essere.

Qual è il risultato? La mamma dimentica come percepire i propri bisogni, come prestare attenzione al proprio stato, come percepire i propri desideri come qualcosa di significativo. Questo non né un bene né un male. Funziona così. È un dato di fatto.

Supponiamo che tu sia una mamma e che sia per questo che sei interessata a leggere questo articolo. Ti starai chiedendo quali sono le conseguenze del trascurare i propri bisogni.

Ti sei mai trovata ad affrontare la domanda “Cosa vuoi?”

Molto spesso, quando uno psicologo chiede a una madre cosa vuole, lei spalanca gli occhi e “si blocca”, non capendo la domanda… “Cosa intendi con VUOI? In che senso?”. Se un consulente del lavoro le chiede cosa può offrire al suo datore di lavoro e quali capacità preziose possiede, si incupisce e si prepara un tè con i biscotti per mandar via la tristezza.

Tu che reazione hai avuto?

E ora supponiamo che, per qualche motivo, tu debba trovare il modo di guadagnarti da vivere. Potrebbe accadere per molti motivi:

  • i rapporti con tuo marito sono peggiorati o rovinati;
  • avete bisogno di un reddito aggiuntivo;
  • tuo marito, o chi manteneva te e il bambino, ha perso il lavoro o l’attività generatrice di reddito è fallita;
  • è aumentato il senso di isolamento o sono sorte delle condizioni difficili legate alla monotonia della vita (in questo senso, il lavoro è un’opportunità per stabilire un contatto con il mondo);
  • sei solo stanca di essere soltanto un riparo confortevole per il bambino e nient’altro;
  • all’improvviso ti sei ricordata di avere talenti e sogni e che c’erano persone che erano orgogliose dei tuoi successi;
  • ti sei resa conto che ti piaceva molto fare qualcosa di diverso dal nutrire, lavare e pulire il sedere del bambino.

Tutti questi motivi sono abbastanza significativi per pensare di tornare al lavoro. C’è una lunga lista di “ma” in cui incappano la maggior parte delle madri che vogliono iniziare a lavorare. Proviamo ad elencarli:

  • “Chi sono?” Abbiamo già parlato del motivo di questo problema, ma vogliamo sottolineare ancora una volta che, senza una risposta a questa domanda, è difficile iniziare a cercare lavoro.
  • “Quando ho lavorato in quelle posizioni 2, 3, 5, 15 anni fa, ero una persona completamente diversa. Mi piacevano altre cose, ero in grado di fare molte cose. Ora non posso lavorare per giorni, stare 9 ore in piedi o spostarmi per la città con i mezzi pubblici. E non mi piace questa musica, questi prodotti o questi discorsi…”. Sì, il tempo passa, tu cambi e le risposte che ti riguardano non sono più aggiornate. Abbiamo bisogno di darne di nuove.
  • “Il mondo era completamente diverso. Ora non è necessario contattare l’elenco delle Pagine Gialle per vendere forniture da ufficio. Ora non abbiamo bisogno di un addetto che stia accanto al fax, attenda una chiamata e prema il pulsante “ricevi fax”, non abbiamo bisogno di copiare gli appunti, tutti imparano da remoto utilizzando speciali lavagne interattive online”. E sì, ancora una volta, il tempo spietato sta cambiando il mondo esterno, le esigenze delle professioni e gli strumenti che usiamo sul lavoro. Pertanto, ciò che hai studiato e appreso un anno fa, oggi potrebbe non essere più attuale.
  • “Non posso stare in ufficio dalla mattina alla sera a eseguire le istruzioni incomprensibili dai miei superiori.” “Mio figlio vuole mangiare, ha bisogno di cure, ha bisogno che io sia sana mentalmente, con almeno un certo margine di ottimismo e vitalità”. La tua vita è cambiata. Adesso c’è poco tempo libero, molto lavoro, molte responsabilità. Non è possibile agire in fretta e non funzionerà. Hai bisogno di un buon piano.

Diventa chiaro che un tè coi biscotti non è abbastanza. Tristezza, confusione e incomprensioni rendono difficile pensare correttamente. Pertanto, ti offriamo un piano d’azione semplice e comprensibile.

1. Cerca di capire di quanto tempo disponi ogni giorno per risolvere il problema legato al lavoro o alla scelta di un hobby. Inizia oggi.

2. Cerca di lavorare sul tuo sviluppo professionale ogni giorno alla stessa ora, in modo che il corpo e il cervello si abituino e inizino a prepararsi alla lezione imminente.

3. Prendi un quaderno in cui annotare le idee su dove poter lavorare e su come fare soldi.

4. Ricorda tutte le tue capacità e scrivile in questo quaderno.

5. Quale di queste vorresti sviluppare ora? Cerchiale nella lista.

6. Chiedi ai tuoi amici e conoscenti quali qualità apprezzano di più in te. Confrontale con l’elenco delle tue capacità. Ci sono dei pallelismi?

7. Elenca le persone che lavorano con le qualità presenti nella tua lista

8. Chiedi ai tuoi amici o leggi su Internet dove le persone cercano lavoro.

9. Scopri come i professionisti di questo settore promuovono le proprie abilità: – portafolio; – CV; – una pagina di social media. Scegli come farlo.

10. Determina il prezzo al quale sei pronto a offrire i tuoi servizi. È meglio iniziare con una cifra non esosa, ma non troppo bassa. Potrebbe sembrare strano. Conosci il mercato, quanto viene pagata in genere questa prestazione, chi sono gli altri professionisti che offrono questi servizi. Inizia con un prezzo leggermente inferiore alla media.

11. Inizia ad offrire i tuoi servizi. Fallo ogni giorno per 15-30 minuti. Dopo 7-10 giorni riceverai le prime risposte. Continua a farlo fino a raggiungere il livello desiderato.

12. Se una direzione non ha funzionato, torna al punto 4, rivaluta le tue capacità e fai di nuovo tutto secondo i piani per la nuova direzione che hai scelto.

In bocca al lupo! Invita più spesso i tuoi amici a parlare dei tuoi problemi. Spesso, mentre spieghi la radice del tuo problema agli altri, ti rendi conto da sola di come risolverlo.