Lettere dai lettori: Lasciarsi tutto alle spalle

“Ciao. Avevo una relazione tossica con un uomo che era dipendente dal gioco e dalla marijuana e che di tanto in tanto mi picchiava. Poi ho incontrato il mio futuro marito, che mi ha salvato. Mi ha reso la sua regina, ha rispedito a casa il tiranno…e…beh…ha preso il suo posto. In tutti i sensi. Dopo un anno le cose sono peggiorate. Non mi ha mai picchiato (beh, solo una volta), ma ero molto depressa emotivamente. Non capisco come sia potuto accadere. Andava tutto a meraviglia prima di quel giorno. Ho sempre aiutato mio marito in tutto, a volte anche troppo. Talvolta, mi sono assunta tutti i suoi compiti. Così l’ho aiutato a trovare un nuovo lavoro. Era un lavoro ben pagato, e gli piaceva. È stata una goccia nel nostro oceano di litigi e problemi. Presto si è trovato un’amante (come ho poi scoperto), poi ha iniziato a passare la notte fuori, col pretesto di aver trovato un lavoro notturno. Quando abbiamo deciso di divorziare, è semplicemente andato da un’altra donna. Siamo stati separati un paio di mesi, ci chiamavamo regolarmente. Cominciavo a vedere miglioramenti, mentre lui iniziava ad aiutarmi in piccole cose. È tornato portandosi dietro tutte le sue cose e abbiamo deciso di provare a sistemare tutto. A questo punto, era già molto malato e peggiorava ogni giorno. Ambulanza, flebo, iniezioni, dolore, terapia intensiva, coma e morte. Non ho avuto nemmeno il tempo di realizzarlo. È successo tutto così in fretta. Nel contempo, ho iniziato a scoprire i dettagli della sua vita senza di me. Ho scoperto che viveva con lei. Ho scoperto quello che ha fatto. Lei gli faceva le iniezioni. Andava da lui in ospedale e aveva detto a tutti di essere sua moglie. Ha anche provato a venire al funerale.

Sono stata molto male. È stato doloroso. Ho seguito diversi corsi per cercare di tornare ad una vita normale. Sono andata da uno psicologo. Pensavo di potermi lasciare tutto alle spalle, ma il problema è rimasto. Mi girano costantemente in testa questi pensieri: “Perché è tornato?”, “Come ha potuto?”, “Sono una stupida e una perdente”, “Perché aveva bisogno di questa donna che ha due figli, anche se non aveva visto per mesi i propri figli avuti dal primo matrimonio?”, e tanti altri. Non so come aiutarmi. Cosa fare? Chi contattare? Lo sogno OGNI notte da quando è morto, sono passati quasi cinque mesi. Come posso lasciarlo andare? Voglio tranquillizzami e lasciarlo andare in pace. Grazie.”

Ciao V.!

Metterò in evidenza i due argomenti più importanti ai quali vale la pena prestare attenzione. Sto parlando della morte di un marito e della relazione tossica.

Cominciamo dalla morte.

Qualunque cosa una persona faccia nella vita, è sempre amaro e difficile sperimentare la sua perdita. Ti porgiamo le nostre condoglianze. Il senso acuto di perdita dura in media 6-12 mesi, ma il fatto che lo sogni di notte è un segno che il tuo rapporto con lui “fa ancora male”. Potresti essere maldisposta verso di lui (è tuo marito, ma c’era molta negatività) o potrebbe essere qualcosa che non hai elaborato.

Devi sapere che una persona raramente riesce a vivere i propri sentimenti in tempo utile (succede qualcosa, la elaboriamo e andiamo oltre). I sentimenti si accumulano e diventano una gigantesca palla di neve.

Non ti posso dire esattamente cosa ti sta succedendo. Non so perché lo sogni ogni notte. Deve essere analizzato a fondo. Nel tuo caso, ti consiglio di vedere uno psicologo.

Prova a farti delle domande. Prova ad ascoltarti davvero. Quali sono i sentimenti più tristi per la sua morte? Qual è la natura dei sogni che lo coinvolgono? Cosa stanno cercando di dirti questi sogni? Queste informazioni ti saranno utili.

Farò un’altra ipotesi. Spesso sogniamo i nostri cari defunti perché abbiamo delle domande per loro. Mi hai scritto queste parole: “Mi girano costantemente in testa questi pensieri: “Perché è tornato?”, “Come ha potuto?”, “Sono una stupida e una perdente”, “Perché aveva bisogno di questa donna che ha due figli, anche se non aveva visto per mesi i propri figli avuti dal primo matrimonio?”, e tanti altri”. Quando hai così tante domande e nessuna risposta, questa cosa può richiedere molto tempo, assumendo varie forme.

Non otterrai risposte da lui. Ma puoi farlo in questo modo:

1. Pensa a cosa otterrai dalle risposte. 2. Pensa a 3-5 opzioni. Immedesimati in ognuna di loro. Voglio dire, cosa proveresti nel caso dell’opzione 1, opzione 2 … Cosa otterresti da ognuna? 3. Potresti trovare la vera risposta riguardo a tuo marito se lui avesse conosciuto cose come l’onestà e la consapevolezza. In ogni altro caso, queste risposte potrebbero non essere la vera ragione delle sue azioni.

Ora parliamo delle relazioni tossiche.

La tua storia con due uomini che si sono permessi di alzare le mani mi dice che hai avuto delle difficoltà con i tuoi genitori e la tua famiglia. Queste sono le possibili opzioni: tirannia, dipendenza da alcol, codipendenza, cura eccessiva, malattia grave (genitori, nonni o chi ti ha allevato). Hai uno scenario che si è ripetuto già due volte, potrebbe ripetersi ancora per qualche ragione Non viene fuori dal nulla. Possiamo affermare che c’è una probabilità del 90% che da bambina tu abbia vissuto rapporti distruttivi.

Hai scritto la frase: “Mio marito mi ha salvato”. Con questo stai dicendo che non sei stata tu  a vincere la battaglia col tuo primo uomo, a venir fuori dalla situazione, dalla relazione tossica. È stato un certo “salvatore”. Secondo il modello del triangolo di Karpman, questa non è una cosa buona. 

Il triangolo di Karpman prevede, nelle relazioni nevrotiche, il ruolo del persecutore, della vittima e del salvatore. 

Tutti i ruoli del triangolo sono negativi e possono scambiarsi all’infinito. Tipicamente il salvatore, stanco di difendere la vittima, a un certo punto ne diventa il persecutore. Allo stesso modo, è possibile che la vittima si senta improvvisamente in diritto di vessare il persecutore o il salvatore. Il persecutore, d’altra parte, dopo un “atto di contrizione”, può diventare il salvatore.                                                                                           

Non ti sto rimproverando parlando del ruolo della vittima. Questo è solo un motivo per studiare il modello Karpman e le raccomandazioni per uscire da questo ruolo.

Capisco che può essere spiacevole leggerlo, ma ci sono segni di codipendenza nella tua lettera.

1. Il primo uomo usava droghe leggere e cercava di picchiarti. 2. Anche il secondo uomo ha deciso di picchiarti. 3. Il secondo uomo ti ha salvato. 4. Ti sei assunta i suoi compiti.

Se sei pronta a lavorare sul problema, allora dovresti continuare a vedere uno psicologo per risolvere il problema della codipendenza. Ti consiglio anche di dare un’occhiata al corso educativo “Loveholism” nell’app. Il corso e il lavoro su te stessa sono necessari per poter cambiare i tuoi scenari. In questo modo, potrai assicurarti di costruire in modo diverso i nuovi rapporti.

Stai attenta. Fà in modo che tutto vada per il verso giusto.

Natalia Nikulina, Consulente Psicologo